“…frontiera, non come territorio ai margini, ma come la parte situata di fronte…Cinema di Frontiera non cinema di periferia, cascame di un cinema dominante, centripeto, che si difende; bensì un cinema che si interroga, che guarda all’altro da sé,aperto al nuovo. Un Cinema che sia punta avanzata verso l’esterno, avamposto e non retroguardia. Cinema di Frontiera inteso nel suo valore simbolico, oltre che geografico nell’accezione più ampia del termine.Frontiere territoriali, culturali, ma anche dell’anima e dei linguaggi; punto d’incontro tra passato, presente e fututro. Frontiera non come limite, confine, ma finestra sull’universo, sugli universi circostanti e opposti.Cinema interculturale che cerca i caratteri congiungenti tra i popoli più che quelli divisori.
E’ questo il Cinema di Frontiera…”
Nello Correale
Ideatore e direttore artistico
homeChiude il sipario della X edizione del Cinema di Frontiera. Una Vittoria.
La X edizione del festival cinematografico ideato da Nello Correale, diretto insieme a Sebastiano Gesù e organizzato da Turi Pintaldi, Andrea Pintaldi, Lino Quartarone e lo staff del cine circolo Baia delle Tortore, ha chiuso il sipario e raggiunto il suo obbiettivo, attraversando le “frontiere dell’Anima”, dei confini culturali dei popoli e dei linguaggi cinematografici. L’intenso programma svolto nella piazza centrale dell’antico borgo marinaro di Marzamemi, la sala a cielo aperto più grande e più a Sud d’Europa, ha consacrato il festival , uno dei più attenti e seguiti festival di Cinema Internazionale d’Europa, coniugando l’attentissima selezione delle proposte artistiche con un sempre crescente numero di partecipanti: 50.000 le presenze stimate nei 9 giorni del festival, tutti attentissimi a seguire il folto programma che ha animato la piazza, i vicoli, i cortili del suggestivo scenario di Marzamemi, ormai meta affezionata da tantissimi appassionati di Cinema di qualità. Un pubblico di alto livello che ha colto l’occasione di scoprire la costa della contea e dare una forte spinta a quel “turismo culturale”, volano fondamentale per il rilancio dell’isola.
“Dieci anni è una grande vittoria – ha dichiarato Nello Correale durante i ringraziamenti di fronte a una piazza gremita – un’idea nata tanti fa è poi diventata un progetto concreto, oggi è un patrimonio culturale che mette insieme la ricchezza del territorio di Marzamemi e il cinema indipendente, che trova in questo luogo la sua più valida espressione”
La giuria internazionale dei lungometraggi, presieduta da Maurizio Nichetti e composta dal produttore Davide Luca, il critico Mario Serenellini, l’artista multimediale Nan Kye, ha voluto prima di tutto, rivolgere un pensiero alla grande protagonista e amica del Cinema Italiano, la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico, scomparsa ieri, giornata conclusiva del festival. I film in concorso hanno evidenziato l’attenzione al dramma dell’immigrazione da parte del nuovo Cinema internazionale. “Una grande selezione, film molto drammatici, qualcuno con un filo di ironia, che parlano di culture diverse e frontiere da attraversare” ha affermato il regista Nichetti, l’ospite speciale del festival al quale è stata dedicata la sezione fuori concorso Notti Italiane.
Dopo aver visionato gli otto lungometraggi in concorso, di cui ha apprezzato l’alto livello qualitativo e l’ampia diversificazione culturale, la giuria ha assegnato all’unanimità il Premio del miglior film, consegnato da una delle madrine del festival, Valeria Solarino, a Il Concerto, di Radu Mihaileanu, “per l’arguta leggerezza e lo spirito beffardo con cui il regista ha saputo mettere a fuoco le drammatiche contraddizioni di una società travolta da una profonda crisi di identità e di futuro”. Queste le motivazioni del Premio. Il regista raggiunto telefonicamente a Parigi ha trasmesso, commosso e felice, questo messaggio: “dopo la bella storia di Train de Vie, i due David di Donatello, i due Premi a Venezia, ringrazio gli italiani per l’amore che hanno per i miei film. Non mi resta altro che vivere in Italia perché questa relazione si trasformi in matrimonio.”
I film in concorso sono stati introdotti ogni giorno da una ricercatissima selezione di corti di animazioni, scelti da Mario Serenellini, con il provocatorio filo conduttore con tema del grottesco e paradossale. A seguire delle proiezioni, spazio agli interventi dei numerosi ospiti speciali: dopo l’apertura del festival con Roy Paci che ha diretto il corpo bandistico Federico II Città di Augusta, sono saliti sul palco: Valerio de Paolis per la consegna del Premio al produttore per la Bim di Antonio Medici, l’Ensemble Darshan, nella serata di gala, per la sonorizzazione del film muto del ’29 The godeless girl, Gianfranco Firriolo ha presentato il documentario su Vinicio Capossela la faccia della terra, e ancora Rocco Papaleo & friends Nina Zilli, Rita Botto, Donatella Finocchiaro e, in chiusura Franco Meresco con Salvatore Bonafede.
Il concorso Con-Corto, con i cortometraggi selezionati da Andrea Di Falco, proiettati al Cortile di Villa Dorata, ha evidenziato i dettagli di alto livello di saper fare cinema, portando questo linguaggio, spesso a torto considerato minore, allo stesso livello dei Grandi film. La giuria, presieduta dal film composer italiano trapiantato a Los Angeles Carlo Siliotti, e composta dalla costumista e scenografa Grazia Colombini, il film maker Jean Marc Faure e la critica Ornella Sgroi, ha assegnato il premio al miglior cortometraggio a Habibi, di David Del Degan con questa motivazione: “per la capacità del racconto filmico e padronanza del linguaggio cinematografico di lanciare un messaggio forte: l’invenzione del non luogo”. Habibi, Amore mio letteralmente, ma che in Libano indica la naturalezza del contatto umano, parla di un luogo - non luogo, la frontiera, confine tra il dramma della guerra e l’incertezza di un presente-futuro, vissuto dalla leggerezza e la semplicità di un bambino. Del Degan, alla sua terza opera di piccolo formato, raggiunto telefonicamente in Croazia dove sta realizzando la sua prima opera in lungometraggio, ha voluto dedicare il Premio “a tutti i bambini del mondo che vivono in luoghi che li costringono a vivere in fretta”. Una menzione speciale è stata assegnata a Ali di Cera, di Hedy Krissane: “la giuria è rimasta toccata dal film che riprende l’essenza del linguaggio cinematografico, una frecciata drmamaticaa e ironca che raggiunge l’obiettivo della tematica del festival”.
Nella serata conclusiva, dopo il Living in emergency con la proiezioni di Medici senza frontiere, al Cortile di Villa Dorata sono stati proiettati i corti premiati.
Tra le novità del festival, che hanno ulteriormente impreziosito le collaudate sezioni di lungometraggi e cortometraggi in concorso, le Chiacchiere sotto il fico, coordinate da Sabina Minardi, hanno tenuto vivo il contatto tra il pubblico e i protagonisti del Cinema, sempre mantenendo la caratteristica “di frontiera”, tematica portante del festival, intesa come abbattimento delle barriere culturali, apertura al nuovo e all’innovazione. Tra gli ospiti: Turi Pintaldi, qui pure in veste di autore, Pietrangelo Buttafuoco, Andrea Traina, Alberto Dentice, Carlo Siliotto, Maurizio Nichetti e Mario Serenellini, Barbara Maussier, Paolo Pillitteri, Alessio Accardo, Gabriele Acerbo e Toto Barbato, Salvatore Maino, Lirio Abbate, South Media, Arnaldo Colasanti, Barbara Schiavulli, Antonia Brancati, Elena Brancatri e Simona Calì Cocuzza, Cinesicilia.
Nutritissima la sezione Musica & Cinema, che ha alternato i film incentrati su “l’unico attore che non si vede – La Musica”, ai live di artisti invitati a confrontarsi con il connubio tra l’immagine filmica e il mondo delle Sette Note.
“La marza – ha dichiarato Roy Paci, direttore artistico della sezione live insieme a Linda Massignan e Andrea Pintaldi per Etnagigante Ingegni – è pure il nome di un particolare innesto praticato sugli alberi per dar nuovi frutti. Ed è con questa parafrasi che ho voluto incentrare la sezione di musica dal vivo, proponendo artisti nuovi del panorama musicale italiano, ma anche nomi di artisti rinomati e session fuori programma, spesso in versione rivisitata appositamente per il Cinema di Frontiera, esplorando le frontiere tra questi due linguaggi che vivono di luce autonoma ma che son pure l’una al servizio dell’altro. Quello di quest’anno mi auguro è solo il primo innesto di una collaborazione che guarda al futuro. Un futuro che mira all’abbattimento di tutte le frontiere”. Sul palco nel piazzale Balata, dopo le proiezioni di film musicali selezionati da Nello Corleone, si sono esibiti Esha Tizafy, Davide Di Rosolini, Jali Djabate, We Love Mamas feat. Dj Emme, Ipercussonici, Krikka Reggae, Albano Power feat Joe dei la Crus e, fuori programma gli Aretuska.
Un successo meritato quello evidenziato da questa X edizione, che premia dieci anni difficili, parafrasando il film di Luigi Zampa proiettato a conclusione del festival nell’Omaggio a Vitaliano Brancati, di grandi sforzi e di crescita costante. “Un grazie particolare per esser giunti a tutto ciò – afferma Andrea Pintaldi, punto di riferimento dell’organizzazione di Baia delle Tortore – lo dobbiamo a tutte le persone, tantissime, che hanno lavorato con noi e creduto in noi, dallo staff, ai tecnici, agli artisti e amici che ci hanno raggiunto, Etnagigante Ingegni di Roy Paci e Linda Massignan, e ancora alle istituzioni che credono al Patrimonio di questo festival: il Comune di Pachino, la provincia Regionale di Siracusa, Cine Sicilia, il Ministero degli Affari Esteri, ma anche a tutti gli esercenti di Marzamemi, che ci hanno aiutato e permesso di far diventare il borgo per nove giorni, una grande festa del Cinema”.
E festa è stata. La notte infatti, una volta spento il proiettore della piazza regina Margherita, il cortile di Villa Dorata, che per tutte le notti del festival è stato teatro di Marzamemotion, ha acceso le danze sui ritmi afrotech mixati da dj Kikko Solaris e dj Khalab.
Le prime luci dell’alba salutano il nuovo giorno dando l’arrivederci al festival. Questo saluto è stato magicamente “sentito” grazie alla Paci Perpetua, performance in real time sul mare di Roy Paci al sorgere del sole. “I flussi sonori senza tempo e senza rigore viaggiano nella profondità della nostra coscienza e hanno un valore unico e irripetibile. A noi spetta coltivarli con rispetto e saggezza attraverso le parole, l’eredità di momenti indimenticabili e la nemesi. Siamo materia e polvere dell’universo. Siamo buio accecante”.





